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sabato 10 ottobre 2009

Savani

Agli amici di Neteditor


Savani, Savani,
statti fermo con quelle mani,
qui siamo tutti frustrati,
ma col tuo atteggiamento
ci hai superati.
Ogni tuo commento
lascia sgomento,
prima di scrivere, pensa un momento,
se ce li dicessi dal vivo saresti spiaccicato sul cemento.

Savani, Savani,
statti fermo con quelle mani.

Neteditor ti paga per far rifinitura?
Lascia perdere gli errori di battitura,
guardati allo specchio
e pensa a quanto fai paura.

Savani, Savani,
statti fermo con quelle mani.

Cosa? Non senti?
Menti,
stappati quell’orecchio,
tu non sai scrivere,
puoi ballare solo il Minuetto.
Non ridere,
puoi solo piangere,
pure sul web
nun te possono vedè.

Savani, Savani,
statti fermo con quelle mani.

Sei un critico,
sei un intellettuale?
Sii meno cinico
o rischi di farti male.

Savani, Savani,
statti fermo con quelle mani.

La solitudine è una brutta bestia,
la colpa è tua, ripensa alle tue gesta.
Savani, Savani,
statti fermo con quelle mani,
levale dalla tastiera,
poggiale lì, nelle tue mutande di Armani
e sparati una bella sega.

So che risponderai a questa mia declamazione,
ma non accetterò nessuna tua provocazione.
Nessuno più ti sopporta,
ma lo sai che la vita è una
ed è anche abbastanza corta.
Senza amici l’esistenza digiuna,
alza gli occhi, ti resterà almeno la luna.

Francesco Favia

martedì 27 maggio 2008 ore 1:10


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domenica 4 ottobre 2009

Bellimbusto

Guarda questo bellimbusto,
appena arrivato ha suscitato un bel trambusto.
Si, quello che fa lo spocchioso,
sono proprio io,
il poeta odioso.
Faccio bungee jumping
nel mio oblio,
torno su per dirti
che necessiti di un restyling.
Non cerco di capirti,
il mio interesse è solo finirti.
Nessuno può finire me,
perché sono già finito,
si, cosa c’è,
sono davvero un fallito.
Non sono nessuno,
sono una persona normale,
come tanti, nati da un parto anale.
Di stronzi come me ce n'è più di qualcuno,
ma ad ammetterlo,
siamo solamente
io e il mio riflesso
che vive al di là dello specchio.
Ci sputiamo in faccia contemporaneamente,
il mio riflesso è come me,
è impertinente.
Non ti appartengo,
non sono mica Ambra,
non me la faccio in viale Salandra.
Non me la faccio in nessuna via,
il mio mondo è quello della testa mia.
Non appartengo nemmeno ad una gang
e se non ti piace il mio slang,
fatti una tazza di ginseng.
Non ti piaccio,
neanche tu mi piaci
è un sentimento reciproco,
ha ragione Inoki.
Dovresti metterti dei goldoni
più che dei cappelli,
mah… non saresti interessante nemmeno con dei gioielli.
La tua faccia sembra un cazzo,
le tipe nel vederti scappano a razzo
e anche a me nel guardarti mi viene il butto.
Ammazza quanto sei brutto,
ma ti pettinato con un rutto?
Beh… adesso levati dai coglioni,
sempre se non vuoi andar incontro ai miei ceffoni.

Francesco Favia

lunedì 26 maggio 2008 ore 18:36


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sabato 26 settembre 2009

Sfiga

Nel cuore della notte
mi sveglio,
perché c’è qualcosa
che pulsa forte.

Sarà l’ansia accumulata,
o la cocaina,
fatto sta,
che adesso mi è venuta
anche la tachicardia.

Ma cosa fai,
ti fai di coca?
Lo sai che con la vita
non si gioca?

Senti come pompa,
sembra che stia per scoppiare,
non c’è scampo,
deve proprio finir male.

Sono inseguito dalla sfiga,
cado,
mi raggiunge,
è addosso a me,
si strofina.

Senti che tanfo mi ha lasciato,
non è merda,
è la mia vita, caro.

Mi faccio una doccia,
mi pettino…
cazzo,
ho rotto lo specchio!
Non c’è limite
al peggio.

Piove sul bagnato,
sarà troppo tardi,
quando mi sarò asciugato.

Francesco Favia


Sabato 24 maggio ’08 ore 16:19


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Matera, 25 aprile 2008

Francesco Favia ritratto nella sua immensità... :-D AH! AH! AH! AH! AH! AH! AH! AH! Dai, sto a sgherzà!!!

Io & Nico

Matera, 25 aprile 2008 Io sulla sinistra, Nico a destra

Cavernicoli


Nico (a sinistra) ed io ( a destra) tra i Sassi di Matera

Avvolto da Matera

Matera, 25 aprile 2008 Inquadrato nella sua stanchezza, Francesco Favia

Pizza a Matera

taglio di una pizza napoletana nata a Matera... anghette.. a muezk!

sabato 29 agosto 2009

Bonazzo

Che fascino ragazzi... :-D Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! ! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! ! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!

lunedì 10 agosto 2009

Cisco & Hank


Morte perpetua

Quel che scrive è il mio ectoplasma,
che irrefrenabilmente devasta,
sputando una catasta
di parole che creano quella sostanza
che quasi ti uccide come un’asma.

Prosciugato, senza vita,
affronto questa salita,
che pian piano mi affatica,
e questo inasprimento
giova al mio tormento,
unguento
d’argento,
in questa morte senza tempo.

Francesco Favia

lunedì 19 maggio 2008 ore 2:20


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Vivo per la f***

Disperso dentro me stesso,
vomito parole su questa tastiera,
scrivendo una poesia
e firmandola Francesco Favia,
e se poi leggendola ti piace,
di certo non è colpa mia.

Descrivo angoscie e frustrazioni,
e non mi dire che tu provi le stesse emozioni…

Ma guarda un po’,
siamo uguali,
tutti con dei sogni,
tutti con delle aspirazioni,
tutti con delle emozioni,
ci lasciamo abbandonare alla deriva
in questi allucinanti soggiorni
trascorsi in lunghi giorni
a pensare se l’anima sia ancora viva.

E mi faccio toccare l’anima dalla gente,
così potrò accorgermi se ancora respira,
e se non è giacente,
sicuramente ispira,
a me o a qualche altro demente,
che con le parole si diverte.

Ma alla fine queste parole di un perdente,
rimangono lì,
e per il mondo sono niente.
Non mi resta che andare via di qui,
uscire
e far finta di gioire,
facendomi dosi di vita,
ammettendo che l’unica cosa che adoro
è la f***.

Francesco Favia

domenica 18 maggio 2008 ore 5:57


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I and my guitar

Che fico! Altro che i Take That!

yeah!

caspita... che rockstar!

sabato 8 agosto 2009

Quella notte



A Davide


Era da un po’ di tempo che le visite di Paul si erano fatte più frequenti. Ernest ogni tanto lo andava a trovare all’hotel dove lavorava. Per Paul erano una manna quelle visite che facevano passare più velocemente le lunghissime ore del turno notturno. Adesso quelle visite erano diventate quasi quotidiane. Se Paul faceva il turno di notte, era scontata la presenza di Ernest all’hotel.
Ernest non stava attraversando un bel periodo. E si sa, quando si cade in disgrazia, tutti gli amici spariscono. Paul, invece, gli era sempre stato vicino. Sapeva ascoltarlo e confortarlo. Ad Ernest bastava anche solo la sua presenza. Lo stesso valeva per Paul. La compagnia di Ernest era in grado di accorciare in qualche modo la lunga nottata di lavoro. E non importava che Ernest ultimamente non fosse di compagnia. D’altronde bastavano due parole, qualche bicchiere ed Ernest dimenticando i suoi guai, ritornava a scherzare come lui sapeva fare.
Quella notte, però, né l’alcool, né il conforto di Paul riuscirono a tirarlo su. Ci fu un bel via vai quella notte. L’hotel era pieno. Non c’era neanche una camera libera. Quella notte l’hotel ospitava degli operai in trasferta, diverse coppiette, qualche coppia più matura, presumibilmente fedifrago con amante al seguito e qualche mignotta, cliente abituale dell’albergo. Le prostitute, ormai, avevano le loro stanze. Quasi ogni sera erano lì. Ogni sera con un diverso cliente. Ogni tanto qualche loro cliente si rifaceva vivo, con la stessa puttana o anche con qualche altra. Le puttane erano utili, dunque, anche a pubblicizzare l’hotel, facendo spesso acquisire nuovi clienti per la felicità delle tasche del proprietario della struttura.
E quella notte si presentò un trans. Anch’egli assiduo frequentatore di quel puttanaio. Era da un po’ che non si faceva vivo. Era ovviamente in compagnia di un suo cliente.
Ernest si chiedeva come faceva il puttaniere a non essere in imbarazzo. Il trans si poteva capire, ormai era routine: quello è il suo lavoro, questione di abitudine. Evidentemente anche per quel tizio era diventata un’abitudine, un vizio abitudinario.
Quella notte al transessessuale andò male. E sicuramente non la prese, se così si può dire, sportivamente. Iniziò subito ad inalberarsi. Alzando i toni, pretendeva una camera. Non ci credeva che l’albergo era pieno. È vero, difficilmente non rimane nemmeno una stanza libera, ma quella notte andò di lusso per le casse dell’albergo.
Paul, sempre pacato, iniziò a non sopportare l’atteggiamento insistente del trans. Tuttavia, mantenne un atteggiamento diplomatico, dicendo che avrebbe fatto meglio a prenotare, a fare un colpo di telefono. Quel coso continuava ad inveire e a non credere che l’albergo fosse tutto esaurito. Paul gli disse: “Ma perché non ti devo dare la stanza? Te la do sempre.” E quello continuava a scassargli l’anima, sfidando la sua pazienza. E Paul: “Ora ti porto in giro per l’hotel e ti faccio vedere camera per camera!”
Alla fine il trans se ne andò. Sicuramente aveva le sue ragioni: il cliente dove lo avrebbe portato? E magari offrendo la prestazione in macchina, sarebbe stato costretto anche a fare uno sconto.
Erano ormai arrivate le due del mattino. Il via vai di puttane e coppiette era finito da un bel po’. Ora tutti dormivano. Una dolce quiete sussurrava nell’aria ed Ernest si faceva coccolare da essa.
Mentre Paul finiva di riportare i dati, Ernest sorseggiava disperatamente l’ennesimo bicchiere.
“Vacci piano” redarguì Paul dall’altro lato della hall. “Non ne hai bevuto abbastanza di quella robaccia. Ora l’epatite ti deve venire.”
Ernest rimase in silenzio. Si limitava a contemplare il bicchiere vuoto.
“Ho quasi finito. Ora ti raggiungo.” Gli disse col suo solito tono rassicurante Paul. “Vuoi venire qui? Ci vediamo qualche film godereccio sul canale satellitare…”
“No, no…” rispose Ernest impugnando la bottiglia ormai vuota. La capovolse e lasciò sgocciolare quel che rimaneva nel bicchiere.
“Ma ti rendi conto? Ti sei scolato una bottiglia di whisky!” Esclamò Paul avvicinandosi al bancone dell’angolo bar. “Se non vai in coma etilico adesso, non ci vai più.”
“Ma dai, cosa dici… La bottiglia non era piena. Era a metà.”
“Già, forse hai ragione. Hai comunque bevuto troppo stasera. Basta.”
Ad Ernest gli stava venendo quasi da piangere. Lo sconforto gli stava strappando le lacrime. Il senso di dignità le tratteneva. Il sostegno di Paul gli faceva piacere, d’altronde era lui a cercarlo, ma per un tipo come Ernest, abituato sempre a lottare, era umiliante quell’ammissione di sconfitta. La vita aveva vinto, lo aveva messo al tappeto e non riusciva più a rialzarsi.
“Ma si può sapere cos’hai?” lo sollecitò Paul “Vedrai che si sistemerà tutto. Troverai un altro lavoro. E non ti preoccupare riuscirai anche a finire di pagare la macchina.”
“E’ finita.” Asserì Ernest.
“Cos’è finita? Smettila!”
Ernest si riferiva a sé stesso, ma spostò il discorso sulla donna che l’aveva lasciato qualche giorno prima.
“Alla tua età anch’io passai dei momenti bui, persi il lavoro. Stavo malissimo. Sai che facevo? Rimanevo a guardare il cielo.”
“In cerca di una risposta?” domandò Ernest, pensando al perché l’uomo è destinato a soffrire nel suo ciclo vitale. Poi proferì: “E’ finita con Matilde.”
“E perché? Cosa è successo?”
“Cosa vuoi che ti dica. Ognuno ha le sue ragioni. Ognuno ha il suo orgoglio.”
Ernest stava da poco più di due anni con questa tipa. Le voleva molto bene, ma al momento aveva questioni più importanti a cui pensare. Certo gli dispiaceva un po’, ma quest’ennesimo regalo della vita, quest’ennesima disillusione fu la spinta per gettarsi in quel profondo dirupo che solo a guardarlo faceva venire la tremarella.
Forse non riusciva ad avvertire la mancanza di lei, per vie delle preoccupazioni che non lasciavano spazio ai sentimenti. Sentiva però una mancanza. L’ennesima cosa sottratta. La vita gli tolse l’ultimo motivo per andare avanti, per rialzarsi.
Era stanco, non ce la faceva più. Non c’erano soluzioni. C’era un’unica via d’uscita, forse, per evitare un futuro sotto i ponti.
Un’invitante fragranza distolse Ernest dai suoi pensieri.
Paul gli porse una tazza. “Tieni, ti ho preparato il cappuccino che ti piace tanto.”
Ernest sorrise e sorseggiò contento come un bambino a cui gli si prepara il latte al cioccolato.
Finì di bere e disse: “Non ti scorderò mai. Sei un amico.”
“Perché dici così?” domandò un po’ stupito Paul.
“Domani parto. Raggiungo uno che conosco a New York. Lì dovrei trovare un lavoro.”
“Capito. In bocca al lupo allora.”
“Crepi.”
“Se torni da queste parti fatti sentire, passami a trovare.”
“O.K.” disse Ernest “ma non credo di tornare più. Voglio dimenticare questa città e la sua gente.”
Ernest si alzò dal trespolo e si avviò verso l’uscita. Paul lo accompagnò.
“Allora addio.”
“Addio.” Rispose Ernest e lo abbracciò. Lo strinse forte. Aveva gli occhi lucidi. Quell’abbraccio durò un bel po’. Quel gesto era come uno scudo protettivo contro le avversità della vita e avrebbe voluto che non terminasse mai.
Sapeva che non lo avrebbe più rivisto. “Ti scriverò.” Le ultime parole famose di Ernest, proferite mentre montava in macchina. Mise in moto e si allontanò nel buio.
Guidò per un po’ fino ad allontanarsi dalle zone abitate. Si immise su una strada a scorrimento veloce.
Ad un certo punto accostò sul ciglio della strada. Uscì dall’auto. Si appoggiò sul cofano e si accese una sigaretta. Diede una bella boccata e si stese. Contemplò il cielo. Estasiato guardava le stelle. Rimase così per almeno una mezzora. Si alzò e si accese un’altra sigaretta.
Era notte fonda, non c’erano molte macchine in circolazione. Qualcuna come saetta, spezzava il buio ed il silenzio, correndo ad alta velocità.
La strada era buia. Inquietava. Ernest tirò via la sigaretta come se fosse un calciatore del Subbuteo ed iniziò a camminare in quelle tenebre alla ricerca di una luce.
Dopo qualche minuto di cammino trovò quel che cercava. Adesso forse era sereno.


Francesco Favia

venerdì 16 maggio 2008 ore 16:10



ogni riferimento a fatti, luoghi e persone è puramente casuale


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Enstusiasmo sfiorito

15 maggio ’08 ore 22:34

La vita col tempo è capace di levarti qualsiasi entusiasmo. Un giorno ti accorgi che ciò che ti entusiasmava, ti lascia indifferente.

Francesco Favia


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L'aria è amara

I Gemelli non mi sono mai piaciuti più di tanto, però in passato ho ascoltato più volte l'album Fuego e questa canzone era tra le mie preferite. Ed è incredibile come in questo momento mi ci ritrovo! Ho perso il lavoro, la ragazza, ho la macchina da pagare e vado a sfogare le mie frustrazioni da un amico che lavora in un hotel... dove però c'è anche l'angolo bar. Giuro che è la verità e spero che la situazione migliori.
Sto malissimo, mi sento davvero crollare il mondo sotto i piedi. Mi sento solo, abbandonato. Gli amici più stretti sembrano essere spariti e tutto ciò che sembrava esser una certezza si è dimostrata l’ennesima nuvola effimera.
Sono un incapace, un buono a nulla. Nel cielo è scritto che dovrò essere un eterno fallimento.
Francesco Favia
15 maggio 2008


Whisky & Margarita

GRIDO:Hey barman dammi la cosa più forte da bere e poi con calma vieni
qui accanto a sedere perchè ho davvero bisogno di un po' di ascolto dai
tu mi conosci da molto ho toccato il fondo ormai
THEMA: Ti sento spento sai??
GRIDO: ricordi ti parlavo di quella donna che amavo che mi ha cambiato
lei per cui stavo bravo lei per cui respiravo versalo in fretto amico
oggi mi ha lasciato.
THEMA: ed è per questo che sei messo in questo stato uomo di conosco e
sono onesto questa volta sei conciato è successo mille volte ed è
tornata da te sarà già a casa che ti aspetta preoccupata per te.
GRIDO: tu non capisci lei vuole un altro e lo ha detto a me la mia tipa
mentiva dal giorno che ci siamo visti io ci credevo davvero che scemo
brindiamo a un uomo che deve di nuovo partire da zero...

RIT: BRUCIA SOTTO LE MIE DITA QUESTA NUOVA FERITA DAMMI WHISKY &
MARGARITA...CERCO UNA VIA D'USCITA MENTRE GUARDO LA MIA VITA IN FONDO A
UN WHISKY e un MARGARITA....

THEMA: non puoi buttarti giù così ma fidati di chi ne ha visti di
momenti tristi e crisi.
GRIDO: sì sì! ma di che parli amico? non hai capito ti dico sono
davvero finito....versane un altro perchè ho perso il lavoro troppo
estroverso e inaffidabile a detta di tutti loro e in più vedi la
macchina di fronte al bar non va spiegami chi pagherà.
THEMA: hey zitto un istante sembri un bimbo che piange lamentele su un
mondo crudele ne ho sentite tante ed ero il primo a farle forse tu non
lo sai non sei la prima persona che si trova nei guai.
GRIDO: parla lui.
THEMA: perchè io ero come te mi credi ti ritrovi solo e tremi cade il
mondo sotto i piedi tu dimostra quanto vali guarda quei bicchieri
capisci che è la metà piena che bevi?

RIT

GRIDO: e dire che quand'ero bambino soganvo di diventare presidente
invece adesso io mi vedo un perdente eternamente al verde fai tu vorrei
addormentarmi per non svegliarmi più!!
THEMA: ma sei scemo?? Dillo un altra volta e ti meno davvero ti
conoscevo e credevo tu fossi un uomo vero quella donna ti ha
imbrogliato e sporcato ed ora tu piangi perchè un angelo sbagliato se
n'è andato? Sai nessuno ti regala niente questo lo sapevi sei tu che
devi lottare per ciò in cui credi hey prova a guardare in alto e
sfrutta tutto ciò che sai e vedrai un uomo senza più guai.

RIT


Gemelli Diversi

28 aprile 2008 - Un lunedì sera a Giovinazzo



Il fantasma di Giovinazzo
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