domenica 4 ottobre 2009
Rallegratore di animi
per esprimere ogni mio punto di vista,
mi ritrovo a fare con le parole il teppista,
proprio io che nella vita sono laconico,
di pensieri sono logorroico.
È per questo che scrivo tanto,
solo per farmi da solo qualche pianto.
La mia vita scivola via,
manco avessi le mani di Dida,
sembro la sua parodia,
sono più ridicolo di un ermafrodita.
Trovare un senso a tutto questo?
Guarda, proprio non ci penso.
Ad un mio amico gli consigliai,
di non pensare ai guai,
di dormire di meno e scopare di più,
mentre io dovrei scopare di meno e lavorare di più,
e intanto tiro a campare
con qualche ora che mi danno da fare.
Rallegratore di animi,
dall’anima triste,
coccolo gli amici come fossero gattini.
Questa è la mia missione,
allora una vocazione in me esiste,
forse non sono così coglione.
Altro che fine del mondo nel duemiladodici,
io mi sgozzo prima con un paio di forbici,
è per questo che voglio lasciare un bel ricordo,
perché non c’è più tempo per me
ed intanto già gira il mio coccodrillo sul web.
Ringrazio chi mi supporta,
chi mi sopporta,
grazie alla loro pazienza che non è ancora morta.
È inutile ogni mio sforzo,
questo sembra essere il mio destino,
hanno deciso, anche se non concordo.
Il declino
di questo cretino
è segnato.
Saluto tutti senza distinzione,
chi mi ha amato e chi mi ha odiato,
si, anche quel cazzone.
Francesco Favia
Martedì 27 maggio ’08 ore 00:30
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lunedì 15 giugno 2009
Coglione
Scazzato,
inebriato da questa malvagità che mi circonda,
surclassato,
minacciato,
io ti sparo o verrò sparato.
Il presente mi opprime,
mi deprime,
nel presente compongo rime.
Dal passato voglio andare via,
via da questa nostalgia,
da questa amara magia,
magia che ti fa ricordare
di quanto una donna possa amarti,
apprezzarti,
di sesso drogarti
e poi umiliarti
e con indifferenza gettarti.
Nel futuro ci spero,
ma nella speranza gelo,
soprammobile nella mia vita immobile.
Sarò un coglione,
ma meglio nella vita esser un accattone,
piuttosto che esser venduto,
cornuto,
senza un minimo di attributo.
E con un vaffanculo,
caro amico ti saluto…
perché meglio andare a cagare
che ricevere un falso “ti voglio bene” del male.
Francesco Favia
8 dicembre ’05
h 1: 58
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