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domenica 27 settembre 2009

Spettacolo

Sono io,
l’unico pagliaccio
che ti lascia di ghiaccio,
che prima ti fa volare
e poi ti accompagna in un dolce atterraggio.

Chi non beve in compagnia
o è un ladro o è una spia,
alza quel boccale
e brinda insieme a Francesco Favia,
dai ti devi ubriacare,
da brillo
ti sarà più facile
far la mia parodia.

Ascolta i consigli del tuo grillo,
guarda come sei gracile,
senza birra la tua pancia non si gonfia
e non saresti apprezzabile.
E dai amico,
manda giù,
e vedrai
come ti tira su,
e vedrai
come ti sentirai
meno timido.

Dai un po’ retta a Francesco
che ti ruba la noia
e poi la getta.
Non dirmi che non apprezzi questo mio gesto,
queste rime disgustose,
non le fraintendere, son gioiose.

Dai, ci vediamo sabato
in compagnia degli altri.
E lo sai, non hanno mai negato,
come con me la vita sia sempre un teatro.
Insceneremo uno spettacolo emozionante,
degno del mio sguardo conturbante,
infine dopo un lungo applauso,
chiuderemo gli occhi,
quel bel sipario.

Francesco Favia

lunedì 26 maggio 2008 ore 16:00

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sabato 18 luglio 2009

Tramontando

Seppur relativamente giovane, mi deprimono gli anni che passano... Spero di abituarmi all'idea di invecchiare, ma alla fine... come mi sono rassegnato all'idea di non veder realizzati i miei sogni, mi rassegnerò all'idea di tramontare.

Francesco Favia

12 maggio ’08 ore 00:40


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domenica 12 luglio 2009

venerdì 19 giugno 2009

lunedì 15 giugno 2009

Coglione

Scazzato,

inebriato da questa malvagità che mi circonda,

surclassato,

minacciato,

io ti sparo o verrò sparato.

Il presente mi opprime,

mi deprime,

nel presente compongo rime.

Dal passato voglio andare via,

via da questa nostalgia,

da questa amara magia,

magia che ti fa ricordare

di quanto una donna possa amarti,

apprezzarti,

di sesso drogarti

e poi umiliarti

e con indifferenza gettarti.

Nel futuro ci spero,

ma nella speranza gelo,

soprammobile nella mia vita immobile.

Sarò un coglione,

ma meglio nella vita esser un accattone,

piuttosto che esser venduto,

cornuto,

senza un minimo di attributo.

E con un vaffanculo,

caro amico ti saluto…

perché meglio andare a cagare

che ricevere un falso “ti voglio bene” del male.


Francesco Favia

8 dicembre ’05

h 1: 58


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mercoledì 10 giugno 2009

Il mio ex barbiere

Il mio barbiere non lo sopporto,

mi sono accorto,

parla male di ogni cliente

che gentilmente,

paga il servizio,

saluta e va via.

Appena chiusa la porta inizia col suo bla bla,

ma quanto è sfigato quello là!

Una volta mi dice:

“Tuo fratello…

non sta tanto bene col cervello…”

E’ vero, non mente, ma per non farsi gli affari propri,

quel demente…

si è perso proprio un bel cliente…

Odio la gente che si sente,

la vorrei per terra ai miei piedi giacente…

Preferisco un impiegato distratto,

un rincoglionito,

un matto,

un malnutrito,

un pazzo,

ma prenderei a testate

qualsiasi arricchito

arrogante di ‘sto cazzo!

Odio la gente che si sente,

la vorrei per terra ai miei piedi giacente…

Nessuno mi può giudicare nemmeno tu…

Tu tu…

Avanti controbatti

E campi più ù ù

Che inferno quaggiù ù ù

Su questo asfalto del vecchio su ù ù ud

Odio la gente che si sente,

la vorrei per terra ai miei piedi giacente…

Ciao bella gente…


Francesco Favia

venerdì 19 gennaio 2007 ore 17:57

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Ansia

19 ottobre ’05

Sento che sto sprofondando in qualcosa di tragico. Non riesco a risalire, non faccio che cadere.

Se ci fosse stata una pistola in casa, probabilmente, sarei già morto.

Quelle parole, come si capirà dalla data, furono scritte un bel po’ di tempo fa’. Furono scritte in uno dei tanti momenti di sconforto. In questo preciso periodo della mia esistenza, mi ci ritrovo spaventosamente. Ovviamente gli stati d’animo sono simili, ma i motivi sono più o meno differenti. Sicuramente di base c’è il “cosa fare nella vita”, ma all’epoca studiavo, seppur con difficoltà, consumando intere giornate sui libri, avendo un sogno, un obiettivo preciso. Oggi non ho sogni, ma degli obiettivi sì, ovviamente imposti dal buon senso. Abbandonati gli studi, dopo i soliti lavori a provvigione e qualche collaborazione presso multinazionali che non mi avrebbero mai assunto, decisi, dunque, di intraprendere un percorso lavorativo che difficilmente mi avrebbe lasciato disoccupato, se intrapreso con perseveranza. Ovviamente iniziai dal basso. “Uaglione” di un salumiere. Si, armato di umiltà, iniziai a fare il ragazzo di bottega per un pazzo isterico che iniziava di prima mattina a nominare tutti i santi e le parolacce che possano esistere. Tra lo scarico del furgone e il domicilio, le lunghe giornate lavorative andavano via con i miei capelli. In seguito ebbi modo di lavorare per un grande supermercato a gestione famigliare. Anche lì orari di lavoro estenuanti. Lavoravo undici ore al giorno, condite, però, da pesantissime pressioni psicologiche. Famigliari ed amici mi consigliavano di lasciare quel posto, ma io, consapevole che non potevo andare da nessuna parte senza né arte, né parte, insistevo con quella tortura perpetua. Avevo appena il tempo di mangiare, cacare e dormire. In fondo, in fondo, in fondo, forse, a me andava anche bene così. Andava bene così per gli orari e forse inizialmente anche per il ridotto stipendio: 600 euro per undici ore di lavoro al giorno; e alle volte si lavorava anche la domenica. Mi andava bene così, volevo fare la gavetta. Solo che lì, lo stipendio sarebbe stato sempre da gavetta. Dopo qualche anno avrei avuto un contratto ed una cento euro in più, come altri ragazzi. Lì, però, nemmeno i più anziani, prendevano più di otto/novecento euro al mese. Ancor più grave, era che lo stipendio, io, come il resto degli operai, lo ricevevamo con ben due mesi di ritardo. Praticamente per due mesi, si lavorava gratis. Il lavoro era anche duro, “sotto di me” ebbi anche dei ragazzi, i quali scapparono via dopo qualche giorno. Per me il lavoro pesante non era un problema, anzi, persi molti chili e ne guadagnò il mio aspetto fisico ;-)

E penso che gli stress psicologici riuscivo anche a sopportarli, rispetto ad altri dipendenti, anche veterani, che alcune volte, non riuscivano ad aver quella diplomazia necessaria con i clienti. Sopportavo… insomma, sul lavoro cercavo di nascondere le mie frustrazioni, almeno davanti ai clienti. Non nascondo che la sera, nel bagno di casa mia, mi lasciavo andare a vere e proprie crisi di pianto. Poi tra colleghi, ci dicevamo tutti che saremmo andati via da lì, ma tutti eravamo consapevoli che non sarebbe mai andata così. Ogni tanto, qualche veterano ci abbandonava, ma solo perché esasperato, si abbandonava ad accese discussioni col titolare e veniva prontamente cacciato. Quelli che resistevano erano quelli che avevano famiglia e mutui da pagare. E mi domando come facciano con quei bassi stipendi (non bassi come al mio) che tardavano, e presumo che tardano tuttora, ad arrivare.

Il mio intento, comunque, era di imparare più cose possibili, per poi andare a lavorare in qualche altra azienda che mi avrebbe fatto un contratto e mi avrebbe pagato di più e puntualmente.

Un giorno, dopo quattro mesi intensi, una telefonata mi consentì di uscire da quell’incubo. Ebbi un’offerta irrinunciabile, che, forse, avrei dovuto rifiutare. Tra i tanti curriculum che mandai, ne mandai qualcuno anche a delle società che si occupano di vigilanza.

Mi offrirono un contratto a tempo indeterminato e un ottimo stipendio, praticamente il doppio di quanto prendevo in quel supermercato. Cosa avrei dovuto fare? Accettai e per cinque mesi me la sono goduta. Un bel giorno perdo il lavoro, per via della perdita dell’appalto.

Mi ritrovo nuovamente senza lavoro e per di più con un gravoso impegno economico, che spinto dall’entusiasmo, decisi di prendere.

Oggi mi arrangio con un'altra società di sicurezza. Lavoro, in nero, pochissime ore a settimana e praticamente guadagno pochi spicci.

Sto mandando curriculum a tutte le aziende alimentari possibili e qualche colloquio l’ho anche fatto, ma ancora niente di fatto. Mi sembrano tutti prevenuti dai miei cambiamenti di lavoro. Io questa cosa la capii già qualche tempo fa’ ed è anche per questo decisi di intraprendere un percorso preciso. Io per i soldi, ho cambiato per un attimo strada. Io sono convinto che tutti avrebbero fatto la mia scelta e pochissimi intraprendono una strada per vocazione. Bah… spero di ritornare su quella strada, che sicuramente non è il massimo della vita, ma mi piace più di tanti altri lavori che ho fatto. E intanto, ad ogni buon conto, l’ansia mi sta lacerando. Ho quasi venticinque anni e non ho concluso niente nella vita. Non ho ancora delle competenze specifiche. Le aziende assumono gli ultra venticinquenni solo per ruoli da responsabili, anche perché si presume che una persona a venticinque anni, abbia maturato una significativa esperienza lavorativa. Sono tagliato fuori. Aiuto! Nessuno mi fa i contratti di apprendistato e nessuno mi vuole nemmeno a nero!!! Non so come uscire da questa situazione. Presto anche la società per cui lavoro ora, perderà l’appalto, le ore continuano a ridursi. Non posso stare senza lavoro, ho le mie spese. Non sono un figlio di papà purtroppo. Anzi, non vedevo l’ora di avere uno stipendio decente, per cazzarlo in bollette e mutuo (almeno un mutuo per un monolocale), andando via di casa.

Non so come fare per uscire da questa situazione.

Un lato positivo in tutta questa storia forse c’è. Ho apprezzato la dinamicità del lavoro. Nelle aziende presso cui prestavo servizio, osservavo, sentendomi in colpa, i dipendenti sgobbare e interagire con i clienti. Anch’io, in passato, sgobbavo e interagivo con la gente. È vero, odiavo farmi chiamare “GIOVANE!!!!!”, ma forse odio ancora di più fare il palo. Ho rivalutato, tuttavia, chi fa la guardia giurata: è gente che fa un lavoro noiosissimo e, nel contempo, molto rischioso.

Comunque….

Sperando che risorga il sole, mi sfogo su questa tastiera.

E in ogni modo, se qualche direttore di un supermercato di Bari e provincia, dovesse capitare sul mio blog, lo pregherei di tenermi presente, magari richiedendomi il curriculum. Io lavorai principalmente nel reparto ortofrutta, ma davo una mano in quasi tutti i reparti. Ricordo che mi piaceva stare in macelleria, mi occupavano della preparazione di hamburger, involtini e alle volte spaccavo i polli con il coltellaccio. Avrei voluto acquisire le tecniche di taglio, ma non ne ebbi il tempo.

La vita è fatta di scelte, ma come si può sapere qual è quella giusta?

Vi saluto amici…

…alla vostra salute.

Ciao!

Francesco Favia

23 aprile ’08

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Bari, estate 2007

qui è sempre ritratto il trio delle meraviglie nel nostro fantastico lurido quartiere

i tre moschettieri nel portone di Dudduzzo

Scocciati dall'attesa della signorina Dudduzzo... notansi dalle facce...

giovedì 4 giugno 2009

Lettera ai miei presunti fans

Salve lettori del mio blog,

non so se ho effettivamente degli appassionati dei miei scritti, ma mi piace crederlo. Mi piace illudermi, d’altronde dai miei scritti, si evincerà che soffro continuamente di disillusioni croniche.

Ho scovato per caso nel mio archivio la sceneggiatura di “Un solitario sabato in compagnia”, una sceneggiatura riservata per un corto che ovviamente non è mai stato girato per la nostra consolidata inettitudine. Vi giuro ragazzi, che era stata completamente rimossa dalla mia memoria cerebrale quell’opera d’arte. E meno male che c’era la memoria del mio hard disk a preservarla. È un vero capolavoro di comicità, mi sono fatto “le meglio risate”. Ho appena sentito il Pupino su Messenger e dopo avergli passato il link, ha letto anch’egli la sceneggiatura, scompisciandosi dalle risate. Spero che qualche persona estranea ai fatti, possa ridere e divertirsi in una maniera più oggettiva della nostra. Dunque, fatemi sapere se vi siete divertiti leggendola.

Queste sane risate ci volevano, perché ho passato l’ennesimo giorno di odio in famiglia. Ormai è routine. E meno male, nonostante fosse domenica, che ho lavorato, almeno ho avuto modo di non pensarci più tanto.

Tornando al corto, il Pupino mi ha detto che, anche lui, aveva completamente rimosso quel periodo legato alla stesura della sceneggiatura. Su messenger abbiamo rimembrato un po’ quei tempi, strascichi delle nostre serate insieme. Già si capiva che da lì a poco ognuno avrebbe preso la propria strada dello svago. Tranquilli, ci sentiamo spesso e ogni tanto organizziamo una rimpatriata, andando a cazzare i migliori soldi nelle più rinomate pizzerie della città. E proprio ieri sera, o per meglio dire la scorsa notte, Davide, un altro caro amico stava ricordando i vecchi tempi passati con me. Davide, un bravissimo ragazzo. Non c’è un’amicizia storica e stretta come con Dudduzzo, Pupino e ‘mbà Pepp, ma sicuramente un rapporto fatto di tanto rispetto e di momenti di esilarante divertimento. Ieri dopo una serata di sane frenesie in un discopub, siamo approdati in un bar. Esasausti, con l’alba poco distante, abbracciati e abbandonati su un divanetto davanti a caffè, espressini e drink con occhi sognanti, abbiamo ripensato agli anni volati così, impietosamente con troppo celerità.

“E poi ci troveremo come le star a bere del whisky…” e no, al bar stanotte avevo preso un Solero Ice per rinfrescarmi, dopo le follie concesse al disco-pub. Il whiskaccio lo avevo comunque consumato al bancone di quel disco-pub, scusate la ripetizione, ma sto anche a digiuno… mè, mo’ non chiedetemi il perché, perché non mi va di spiegarlo. E vai con le ripetizioni e i giochi di parola.

E dicevo… che al tavolo, prima del bancone a serata inoltrata, sulla pizza e le bruschette, avevo degustato anche della birra scura. La mia dose alcolica settimanale, dunque, l’avevo consumata. Il Solero Ice, però mi aveva messo ancora più sete, invece di farmela passare. L’ho trovato esageratamente dolce.

Beh dopo tutti questi discorsi che vi porteranno a dire “e sti’cazzi!?”, concludo con questa mia frase: “è incredibile come si possano lasciare emozioni alle persone.”

Non credevo di aver lasciato tutti questi ricordi positivi alla gente. Allora, gente, divertitevi e fate casino, ché gli amici si vedono nei momenti ludici e soprattutto poco lucidi!!!! La gente vi ricorda per i bei momenti trascorsi insieme. Quelli che ho aiutato sono scomparsi! Quei pezzi di merda… Per ulteriori dettagli potete leggere i miei scritti sul blog. Mi sa che nel romanzo “Nient’altro che guai” ho accennato certi temi sull’amicizia e pseudo tale…Fanculo gli opportunisti.

A proposito di quel romanzo… ma è meglio come titolo “Dinanzi a me, nient’altro che guai”, “Dinanzi a me” o “Nient’altro che guai”???? Beh fatemi sapere. E mi raccomando non scordate:

LEGGETE E DIFFONDETE I MIEI BLOG!!!!!

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Vi saluto festosamente e riservo un abbraccio caloroso a tutte le rappresentati del gentil sesso.

Francesco Favia

P.s.: cortesemente, non lasciate commenti anonimi. Oh se poi li volete lasciare anonimi, fatelo pure, che vi devo dire…


Domenica, 20 aprile 2008 ( Tratto da http://francescofavia.splinder.com )


Un solitario sabato italiano in compagnia - versione con nomi demenziali


Prima scena

Youri e Cisco camminano.

Youri:

“Perché te ne sei andato ieri?”

Cisco:

“Mi stavo scocciando.”

Youri:

“Ma tu ti scocci sempre.”

Cisco annuisce.

Youri:

“Ieri poi dopo il concerto siamo andati a casa di Giorgia. Era pieno di femmine! Alle tre sono tornato a casa!” (mima tre con la mano)

Cisco:

“E’ sempre così: ogni volta che te ne vai, succede qualcosa di divertente.”

Youri:

(sarcastico)“Secondo me, non ti saresti divertito nemmeno lì. Tu non ti diverti mai!”

Cisco:

“Già. Eppure sai perché non mi uccido?”

Youri (sarcastico, scocciato, come se avesse sentito quelle parole un milione di volte): “Si, perché non hai coraggio, perché come ci vuole coraggio per continuare a vivere e affrontare i problemi e le responsabilità, ci vuole altrettanto coraggio per togliersi la vità… Si vabbè dici sempre le stesse cose! E che palle!!!!”

Cisco:

“Oltre a questo, adesso credo anche che non mi uccido per vedere come andrà a finire, se c’è un limite alla mia tragica esistenza.”

Youri:

(sarcasticamente): “Quanto sei poeta maledetto… Sei davvero grande… Posso toccarti? Ma vaffangul va’!”

Cisco:

“Non ti avevo dato il consenso…”

Youri:

“Uaglio’ riprenditi ché sei giovane…”

Cisco:

“E tu accelera il passo che stiamo facendo tardi a lezione…”

Youri:

(stropicciandosi gli occhi): “Mado’ ho un sonno…”

Seconda scena

Sabato pomeriggio. Cisco in camera sua, ha risposto al telefonino che squilla.

Cisco:

“Ah va be’ non ti preoccupare.” Chiude. Sommessamente, tra sé: “Questo coglione mi scassa le palle una settimana prima per uscire il sabato sera e adesso mi dice che deve andare ad una festa.”

Terza scena

Sabato sera. Cisco è alla guida. Al suo fianco Youri.

Youri:

“Mè, e Giuda?Non doveva venire pure lui?”

Cisco:

“E’ andato alla festa di Oronzo.”

Youri:

“Di Oronzo? Ma se fino all’altra sera ci stava dicendo che è un coglione, che gli stavano sul cazzo, lui e gli amici suoi!”

Cisco:

“Lo sai com’è la gente…”

Youri:

(“tra il sarcastico ed il serio)“Lo so… Ti frequenta per non rimanere sola; si fanno sentire quando hanno bisogno di qualcosa… Che palle però!”

Cisco:

“Già. Fai lo squillo al Pupino.”

Cisco accosta sotto casa di Pupino. Pupino entra in macchina.

Pupino:

“Dove si va?”

Cisco:

“Adesso a prendere Fidel … Nel frattempo pensate un posto...”

Youri:

(ridendo)”Di già? E mica è mezzanotte?”

Cisco:

“Allora se lo sapete, invece di prendere per il culo, pensate ad un posto.”

Pupino:

“Mè simpatia, andiamo:.”

Entra in macchina anche Fidel. Saluti vari.

Cisco:

“Allora dove si va?” (tono scocciato) “Ma non posso ogni volta girare a vuoto…”

Fidel:

“Magari se abbassi quel cazzo di stereo!”

Cisco:

“Ma vaffanculo!”

Pupino:

“Abbassa, ho le casse nell’orecchio!”

Cisco:

“La macchina è mia e faccio quel cazzo che mi pare!”

Youri:

“Si, ma che musica di merda…”

Youri abbassa perché gli squilla il cellulare. Risponde.

Youri:

“Si… Ehilà! Carissimo…” (Rivolgendisi agli altri in macchina dice : “E’ Marco. Stanno andando al Tantartero.”

Youri osserva le facce degli amici.

Cisco e gli altri hanno espressioni tra l’indifferente e lo spirito suicida. (Un primo piano ciascuno)

Youri:

“Marco magari ci vediamo più tardi. Ci vediamo in piazzetta sul tardi, se volete ci vediamo lì dopo, Ok? Ok. Ok. Cia’.”

Cisco:

“Oh se volevi andare a ballare … potevi andarci…”

Youri tace snervato (fissa fuori – finestrino).

Cisco si ferma bruscamente davanti ad un locale, in doppia fila.

Cisco:

“Sono stufo di guidare… Va bene ‘sto posto.”

Gli altri:

“Bah… boh…”

Cisco:

“Avast! vado a trovare parcheggio.”

Nella monotonia delle loro noiose vite irrompe bruscamente una giovane donna urlante, Pòmpinar, di origini lucane, bionda, vestita da sera.

Pòmpinar:

“PARTI! PRESTO!”

Cisco d’istinto, quasi senza volerlo, sgomma.

Tutti attoniti tranne la tipa.

Pòmpinar:

“Grazie ragazzi, mi avete salvato da una brutta situazione.”

Fidel:

“Che ti è successo?”

Youri:

Ma soprattutto…chi sei?”

Pòmpinar:

(concitata, non ascolta l’ultima domanda)“Praticamente sono uscita con uno stasera. L’ho conosciuto a dei corsi di ballo latinoamericano. Sembrava simpatico e gentile. Stasera siamo usciti insieme per la prima volta. Avrei dovuto conoscerlo un po’ meglio prima di accettare il suo invito.”

Pupino:

“Perché che ha fatto?”

Pòmpinar:

“Ha iniziato prima a fare il cretino, a fare battutine… Oh se ci penso, quel porco! Poi ha iniziato a palparmi… Alla fine gli ho dato un ceffone a quel maiale! Sono scappata, sono uscita dal locale… Poi non so… come per paura di essere inseguita sono saltata nella vostra macchina.

Cisco:

“Beh ora sei al sicuro. Se mi dici dove abiti, la smetto di vagare e ti accompagno a casa.”

Youri:

“Oppure puoi unirti a noi, stavamo andando a mangiare qualcosa.”

Fidel:

“Non sentirlo. Forse vorrai andare a dormire e dimenticare questa serata…”

Pòmpinar:

“Beh in realtà avrei un po’ di fame e non ho proprio voglia di prepararmi qualcosa a casa!”

Cisco:

Allora siamo d’accordo: andiamo a ingozzarci!”

Quarta scena

Al tavolo di un pub, tra panini e birre.

Cisco:

“….noi odiamo i balli, soprattutto i latinoamericani.”

Pòmpinar:

“Ah da stasera anch’io, sicuramente! Anzi in realtà non mi hanno mai attratto più di tanto.”

Pupino:

“E perché stavi andando a lezione di latinoamericano?”

Pòmpinar, quasi imbronciata, malinconica.

Pòmpinar:

“La verità… La verità è che mi sentivo sola e voleva conoscere gente.”

Cisco:

“Tranquilla… qua sei nella patria della solitudine. Tutti si sentono soli. Molti per paura di sentirsi soli, coltivano decine e decine di conoscenze superficiali.. Che poi, io mi chiedo come facciano... Io mi scoccio a dar retta alla gente! Mi domando come mai ti senta sola.”

Pòmpinar:

“Beh vengo da un paesino della Basilicata abitato per lo più da anziani. Sei mesi fa mi sono trasferita a Bari perché ho trovato finalmente lavoro.”

Fidel:

“E che fai?”

Pòmpinar:

“Sono una maestra d’asilo. E capirai, passo tutto il giorno tra bambini e suore. È una scuola materna gestita da suore. E voi che fate?”

Youri:

(indicando Pupino) “Abbiamo un futuro ingegnere “

Cisco:

“…che ci manterrà…”

Fidel:

“Si, sarà un ingegnere miliardario…”

Cisco:

“…che si occuperà degli appalti comprati dalla mafia…”

Youri:

“E noi vivremo alle sue spalle…”

E Pupino con sorriso di circostanza: “ Si.. si… come no…”

Ridono tutti.

Youri:

“Poi abbiamo un futuro giornalista, un futuro avvocato…”

Fidel:

“E un futuro fancazzista che sarà lui…” (Indicando Youri)

Pòmpinar:

“Quindi siete studenti…?”

Cisco:

“Già…”

Youri:

(ironico, rivolto a Pòmpinar)“Perspicace…”

Pòmpinar:

“Io mio sono laureata in Pedagogia due anni fa.”

Fidel:

“Non sei rimasto in contatto con qualcuno dell’università?”

Pòmpinar:

“Non ho fatto amicizia con nessuno, perché non seguivo le lezioni. Prendevo il treno solo per venire a dare gli esami. Fare la pendolare sarebbe stato impossibile e la vita da fuori sede è troppo cara. Scusate un attimo ragazzi.”

Pòmpinar si alza e va al bagno.

Youri:

“Hai sentito? Non ha amici. Così bella, intelligente e simpatica e non ha amici. Esce con uno e si rivela il mostro di Benigni! Avrà passato tutta l’infanzia e l’adolescenza da sola. Avrà frequentato la scuola elementare, media e superiore nel culo del mondo e avrà passato tutto il tempo a studiare, da sola, e mò sta qua, e come?da sola!”

Pupino:

“E’ un eroe, anzi una eroina.”

Youri:

“See, la cocain a te..Una sopravvissuta piuttosto. Una vera e propria sopravvissuta.”

Cisco:

“Una sopravvissuta? Non siamo mica nel ’68… ma come cazzo parli…”

Fidel:

“Oh ma mettete che questa ci ha raccontato un sacco di balle?”

Cisco:

“Youri, e se questa è una psicopatica? Chi cazzo la conosce? Non sappiamo nemmeno come si chiama. Questa parla, parla e parla e non si è nemmeno presentata!”

Youri:

“E’ comunque un bel pezzo di psicopatica. E poi a me sembra tranquillissima, la trovo molto simpatica..”

Fidel:

“Youri, credi ancora alle favole..che cazzo ne sai in fine dei conti..”

Cisco:

“Ha ragione Fidel …”

Youri:

“Basta che non ci uccide!”

Cisco:

“Ma sempre il coglione devi fare!”

Youri:

“Ma fatti i cazzi tuoi un po’! Continua a fare il depresso là!

Fidel:

“Bello, calmino eh..se stai nervoso perché volevi andare a ballare vacci e non rompere le palle!”

Youri:

“Siete voi che siete dei vecchi del cazzo. Ma andate a cagare!”

Pupino:

“Ma vacci tu pezzo di merda….aspetta che sta arrivando...taci un po’!”

Pòmpinar:

“Ehi… vi sono mancata? C’era la fila al bagno… e mi sono resa conto che non mi sono neanche presentata… anche se praticamente vi ho detto quasi tutto di me…”

Cisco:

“Tutto tranne il nome…”

Intanto Youri continua a gridare e ad alzare la voce.

Youri:

(Rivolto a Pupino)”Taci?ma vaffanculo un po!Chi cazzo ti credi di essere?”

Pupino:

“Ma chi cazzo credi di essere tu?vai a fare il simpatico da un'altra parte..anzi rivai a cagare..”

Pòmpinar:

“Io mi chiamo Pòmpinar. Ho venticinque anni e sono una maestra d’asilo…ma c’è qualcosa che non va?

Cisco:

“qua è ordinaria amministrazione”

Youri:

(rivolto a cisco)”Ordinaria il cazzo! Pòmpy devi sapere che questo bel tenebroso e queste due bellezze sono delle teste di cazzo!”

Cisco:

(minaccioso)“Eh?Non ho capito..”

Cisco e Youri si alzano per affrontarsi, stanno per venire alle mani mentre Pupino e Fidel continuano a gridare ignorando completamente la povera Pòmpinar.

Primo piano di Pòmpinar, il suo sguardo triste ha la meglio sulle urla e sul frastuono dei ragazzi.

FINE

SALUTI A CASA… E

BACETTI AI BAMBINI.

Francesco Favia & Antonio Induddi


3 dicembre 2005

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