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giovedì 11 giugno 2009

In auto di notte

Sfreccio tagliando la notte,

la strada mi viene incontro,

illumino il buio,

dentro di me,

il niente.

Francesco Favia

martedì 29 aprile 2008 17:32


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Vendetta

Io non uso parole d’amore,

io narro l’orrore

in cui vivo,

mi deprimo,

recidivo

a una vita eternamente in declino.

Continuamente provo a risalire,

ma ingenuamente non faccio che cadere

e ricadere,

provando un atroce dolore,

che brucia i resti del mio candore.

Non posso far altro che abbrustolire,

senza mai gioire,

e senza mai gioire non potrò mai divertire.

Più mi sbatto e più vengo sbattuto

E mi accorgo che il mio sbattimento non è servito a niente

E non mi rimane che il mio destino da perdente.

Ma io non canto,

t’incanto

con la mia parola scritta rigorosamente in rima,

mentre la mia vita dignitosamente declina.

E il mio declino

Non si fermerà sul fondo,

sprofonderà nel sottofondo.

Ma arrampicandomi con un uncino,

risalirò,

tornerò

e ti avrò essere immondo.

Più vendicativo di Brandon Lee nel Corvo,

col mio sguardo perennemente torvo,

assaggerò la mia vendetta come il conte di Montecristo

e ti colpirò col mio pugno tristo.


Francesco Favia

14 dicembre ’05



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mercoledì 10 giugno 2009

Il mio ex barbiere

Il mio barbiere non lo sopporto,

mi sono accorto,

parla male di ogni cliente

che gentilmente,

paga il servizio,

saluta e va via.

Appena chiusa la porta inizia col suo bla bla,

ma quanto è sfigato quello là!

Una volta mi dice:

“Tuo fratello…

non sta tanto bene col cervello…”

E’ vero, non mente, ma per non farsi gli affari propri,

quel demente…

si è perso proprio un bel cliente…

Odio la gente che si sente,

la vorrei per terra ai miei piedi giacente…

Preferisco un impiegato distratto,

un rincoglionito,

un matto,

un malnutrito,

un pazzo,

ma prenderei a testate

qualsiasi arricchito

arrogante di ‘sto cazzo!

Odio la gente che si sente,

la vorrei per terra ai miei piedi giacente…

Nessuno mi può giudicare nemmeno tu…

Tu tu…

Avanti controbatti

E campi più ù ù

Che inferno quaggiù ù ù

Su questo asfalto del vecchio su ù ù ud

Odio la gente che si sente,

la vorrei per terra ai miei piedi giacente…

Ciao bella gente…


Francesco Favia

venerdì 19 gennaio 2007 ore 17:57

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Da dove vengo

Io vengo dai bassifondi,

no bello, non ti confondi,

sono proprio io,

quello che si fa il mazzo

e non guadagna un cazzo,

io paroliere

che per vivere fa il garzone di un salumiere,

ma che vivere,

sopravvivere,

sopravvivere col sudore,

immerso nel rancore,

nella rabbia, nell’odio e nel dolore!

Umiliato,

malmenato,

ripudiato,

licenziato,

non ce la faccio più,

ma cosa ne vuoi sapere tu,

tu che hai in casa la servitù,

io non te regghe più,

ma va, va,

che fai finta di studiare

mentre papi ti paga l’università.

Non urlare,

ti devo torturare,

picchiare,

ammazzare,

brutto infame,

è meglio che ti lascio stare,

perché la galera non me la voglio fare…


Francesco Favia

3 febbraio 2007 ore 16:42


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La mia vita

Chi sono, dove sto andando,

io questo non me lo domando,

ma mando a fanculo questa vita

che non vedo l’ora che si spezzi come una matita,

perché farla finita

sembra essere l’unica via d’uscita.

E la mia anima lancia strazianti grida,

e se Dio esiste spero che mi benedica

o che Satana mi maledica …

Dica?

Non le sta bene mica??

Vorrei far diventare oro ogni cosa come re Mida.

Amalgamo parole e fantasia,

creo questa magia

per poter scappare via,

via da questa follia,

follia magnetica

che mi perseguita,

mi tormenta,

mi annienta.

Mi strascico

in questo posto tragico.

Potrò sembrarti patetico,

ma il tuo giudizio mi fa il solletico.

Io non ho il senso pratico,

mi arrampico

nel mio dolore atavico,

mi muovo nel mio buio ermetico.

Io privo di senso civico ed etico,

respiro e convivo

con quest’ aria nera.

Nel mio stomaco c’è una bufera.

La mia vita è vera

E questa vita mi rinchiude più di una galera

Francesco Favia

19 dicembre ’05


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