domenica 12 luglio 2009
Sonia
Sonia, stanca, finito il turno,
stava rincasando.
Quel giorno gli toccò quello diurno,
e adesso si stava affrettando,
doveva comprare qualcosa,
per non andare a riposar a digiuno.
Fra non molte ore dovrà alzarsi,
il turno notturno questa volta dovrà fare,
ma prima di andare ad appisolarsi,
qualcosa di rigenerativo dovrà pur cucinare.
Sola, in quel piccolo appartamento, Sonia,
in silenzio, consumava la cena senza gioia.
Si alzò, sparecchiò e lavò i piatti,
poi affacciata alla finestra consumò una sigaretta senza rimpianti.
Era triste e sola,
in un giorno parlava poco,
forse, nemmeno un quarto d’ora.
In fabbrica si lavora a bocca chiusa,
mentre i rumori si susseguono alla rinfusa.
In quella casa il silenzio assordante la bombardava,
mentre per andare a letto si preparava.
Sotto le coperte i pensieri l’avvolgevano,
affitto, bollette e le otto ore la sconvolgevano,
alla vita normale non si era ancora abituata,
ma chi è contento di andar a lavorare per dar i soldi al padrone di casa?
Ora gli occhi si chiusero,
una lacrima le scese,
una stella cadente le accarezzava il viso,
poi la baciò e si addormentò con un sorriso.
Francesco Favia
domenica 11 maggio 2008 ore 23:18
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lunedì 15 giugno 2009
Blasfemo
La mattina non tanto volentieri mi alzo,
dal letto non balzo,
non ringrazio di essere ancora vivo.
Non sorrido, non vivo, ma sopravvivo
in questo mondo recidivo
nel suo male.
Mondo immondo
su di te barcollo,
dopo un ubriaco girotondo,
ecco che alla fine cado e mollo.
Libero, ma povero in canna,
aspetto dal cielo una manna.
Oh mamma!
Sarebbe meglio se tornassi a nanna
Ah! Vorrei tanto aggrapparmi ad un razzo.
Volare via nello spazio,
galleggiare nell’infinito
e abbandonare il mio spirito indefinito,
privo di libero arbitrio.
Se dico che mi ammazzo,
la gente mi prenderà per pazzo.
Cazzo! Prova tu a vivere con questo andazzo.
Prova a viver al posto mio,
nel mio oblio,
resistere a modo mio.
Oddio! Ti sembro blasfemo,
ma io oggi tremo
e a lassù non credo.
Credo solo a ciò che vedo
E non chiamarmi Tommaso,
perché dal dolore sono invaso.
Sono pervaso dal mio malessere
che credi che sia
un frutto della mia fantasia,
però, intanto, io non ho più un essere.
Non ho un’essenza,
e non è dovuto ciò alla mia miscredenza,
perciò non guardarmi storto.
Vorrei solo approdare in un porto
dove lasciare la mia inquietudine,
quella cattiva abitudine,
di sfidare la sorte
desiderando la morte.
Francesco Favia
20 dicembre ’05
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mercoledì 3 giugno 2009
Amare
Amare una donna che non ama te.
Amare una donna che ama un altro.
Amare una donna che ama un altro e non essere sicuro di amarla.
Amare chi ti vede solo come amico.
Amare chi ti vede solo come amico a proprio piacimento.
Amare chi ti vede come amico perché è meglio così.
Scusate preferisco un “vaffanculo”.
Scusate preferisco mandare, ricevere un “vaffanculo,
basta che ci si mandi e che non ci si resti fermi,
fermi a prendersi in giro.
Amare vuol dire…
Amare significa…
Amare che azione è?
Boh… spiegatemelo voi.
Francesco Favia
Mercoledì 21 settembre ’05 ore 22:14
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martedì 20 gennaio 2009
Senza titolo
Questa è una vita straziante
come le grida che lancia la mia anima.
Francesco Favia
30 luglio 2003